Il corpo ipermediato

“An exhibition is always also a performance” Robert Rauschenberg

Dall’hard core delle relazioni visive ipermediate è estratta la mappatura che si compone, come un backbone, tra corpo, performance e scatto.
Allo snodo del passaggio, la macchina fotografica osserva le dinamiche create tra questi elementi e la presenza del pubblico che equalizza lo spazio vivente del performare. Scattare è prendere in sé altri corpi. I confini tra il corpo e il mondo e tra il corpo e la tecnologia si confondono. Percepiamo il corpo esprimersi come un medium. Il sé non può essere definito in assenza del corpo.

“Le nuove tecnologie della visualizzazione trasformano il corpo materiale in un medium visuale. Nel corso di questo processo il corpo viene fratturato e frammentato in modo tale che le parti isolate possano essere esaminate visivamente [...] Allo stesso tempo, il corpo materiale giunge a incarnare le caratteristiche delle immagini tecnologiche” Anne Balsamo, Technologies of the Gendered Body: Reading Cyborg Women.

La scelta della retroilluminazione è legata all’idea di transmedialità e di ipermediazione della fotografia. Retroilluminare significa tracciare il nuovo spazio della fruizione fotografica transmediale. È il margine ipermediato della ricezione del corpo immagine.

Eleonora Calvelli